Stamane accompagno mio figlio all'asilo. Mi dice, mentre siamo in macchina: papà, domani è sabato, poi dopo c'è domenica e siamo a casa insieme. E' già, rispondo stampandomi un sorriso da ebete sulla faccia.
Lo porto in classe e una maestra dice all'altra "Ale, meno male che oggi è venerdì". Penso "ma andate a cagare".
Poi, dopo un'ora d'auto e trenta minuti trascorsi per trovare un parcheggio non a pagamento, finalmente entro al mio precario primo lavoro, timbro con un precario cartellino dove c'è scritto a chiare lettere "personale non dipendente" (giuro) e salgo nel mio luogo di lavoro. Sento un paio di persone che stancamente dicono "meno male che oggi è venerdì".
Andate a cagare lo avevo già pensato per le maestre di mio figlio. A queste dedico un beato "andate a dare via il deretano".
E poi, subito dopo l'illuminazione della ricerca postiva degli aspetti del precariato: domani è sabato e io lavorerò al mio secondo precario lavoro. Che bello, concentrerò tutta la gioia di stare con i miei bambini per la domenica. Questo è davvero bello. Un giorno solo ma concentrato. Sveglia presto, colazione insieme, piscina, giochi, pranzo, riposino, merenda, giochi, cena, film e poi tutti a letto. E a quel punto io penserò "dai, domani è lunedì, ricomincia una settimana, meno male che tra otto giorni (perchè il precario conta da giorno a giorno) è ancora domenica.
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venerdì 22 ottobre 2010
martedì 27 ottobre 2009
viadegasperi33
Stavo pensando a che titolo dare al blog.
Volevo parlare di precariato. Non vorrei parlarne nel solito modo come di qualcosa di subito.
Vorrei provare a parlarne come di una condizione, una cornice all'interno della quale mi muovo e che non mi è sconosciuta del tutto e quindi un pò me la sento addosso. Mi ci muovo dentro insomma.
E siccome proprio a causa di questa situazione mi trovo a fare due mestieri, precari, ecco che ho pensato di utilizzare l'indirizzo -nel senso di geografico - del secondo mestiere.
Esercito una professione in una certa via de gasperi al numero trentatre di un certo paese.
Vorrei, più che di precariato, parlare di possibilità altre da quelle iniziali. Seguendo le necessità ma anche le idee. E' così per chi lascia una casa, un lavoro e parte per mondi lontani. Anche chi precaria (voce del verbo precariare: colui che esercita il precariato) lascia la staticità e inizia a galleggiare...
Volevo parlare di precariato. Non vorrei parlarne nel solito modo come di qualcosa di subito.
Vorrei provare a parlarne come di una condizione, una cornice all'interno della quale mi muovo e che non mi è sconosciuta del tutto e quindi un pò me la sento addosso. Mi ci muovo dentro insomma.
E siccome proprio a causa di questa situazione mi trovo a fare due mestieri, precari, ecco che ho pensato di utilizzare l'indirizzo -nel senso di geografico - del secondo mestiere.
Esercito una professione in una certa via de gasperi al numero trentatre di un certo paese.
Vorrei, più che di precariato, parlare di possibilità altre da quelle iniziali. Seguendo le necessità ma anche le idee. E' così per chi lascia una casa, un lavoro e parte per mondi lontani. Anche chi precaria (voce del verbo precariare: colui che esercita il precariato) lascia la staticità e inizia a galleggiare...
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